domenica 4 maggio 2014

programma

GITA CULTURALE A MONTE SANT’ANGELO
GROTTE DI SAN MICHELE
Nell’ambito delle attività culturali il Club in titolo ha organizzato per domenica 11 maggio p.v. una gita in pullman per Monte Sant’Angelo
Il programma prevede:
ore  9.30   partenza da P.zza Risorgimento in Benevento
ore11.30   arrivo a Monte Sant’Angelo e visita alle grotte di San Michele
ore12.30  visita alle emergenze storico-monumentali (Castello)
ore 13.30 pranzo presso il noto ristorante “albarone”
ore 15.00 visita al centro cittadino
ore 17.00 rientro a Benevento

ore 19.00 arrivo a P.zza Risorgimento 

La grotta di San Michele sul Gargano

La grotta di San Michele sul Gargano

Casella di testo: I pellegrini pagani trascorrevano una intera notte nella fredda grotta avvolti in pelli di animali aspettando che con il risveglio venisse loro rivelata la profezia che anelavano.

Il Gargano,noto come "lo sperone d'italia" è un promontorio montuoso che si estende nella parte settentrionale delle Pugluie in provincia di Foggia ed è interamente circondato dal Mare Adriatico ad eccezione della parte occidentale c he confina con il "Ta voi/ere".
La formazione del promontorio garganico risale al periodo Giurassico quando iniziò la sedimentazione delle attuali rocce in condizioni climatiche e paesaggi tipicamente tropicali.
Oltre a rocce di sedimentazione, il Gargano è costituito da rocce formatesi in ambiente marino e successivamente emerse per le oscillazioni del livello marino; il primo sollevamento d'una certa entità del Gargano sembra essere iniziato nel Miocene e proseguito con fasi alterne nel Pliocene, quando questa regione iniziò ad assumere La morfologia attuale caratterizzata da un intenso carsismo ovvero da fenomeni di dissoluzione del carbonato di calcio nelle rocce calcaree tanto da dar vita all'esisteza di numerose grotte.
Ed è in questa caratteristica geomorfologica che si colloca la formazione della grotta di San Michele a Monte Sant Angelo ove si raggiunge la quota di circa 1.000 m sul livello del mare.
L'attenzione alla grotta di San Michele risale al primo secolo d.C. e, sia nel periodo in cui era dilagante il paganesimo, sia nel periodo della cristianità, è stata sempre oggetto di preghiere e pellegrinaggi.
Chi ha dato la maggiore diffusione del culto dell'Arcangelo Michele, furono i Longobardi.
Questi erano un popolo inizialmente votato al paganesimo e, come tali, combattetero il cristianesimo; Zottone, cui venne affidato il Ducato di Benevento da Autari nell'anno 570 d.0 fu appunto uno dei più acerrimi persecutori.
Alla morte di Zottone il Ducato di Benevento fu affidato ad Arechi I il quale si spinse alla conquista della costa Ionica ed Adriatica.
Gli successe Romualdo cui andò in sposa Teodorata alla quale si deve la conversione al cattolicesimo del marito e, successivamente, di tutti i longobardi pagani dediti al culto del serpente ed alla pratica dei sabba fin quando non intervenne san Barbato, al tempo vescovo di Benevento, il quale recise l'albero di noce sotto il quale si radunavano "le streghe" che si abbandonavano ad orgiastiche danse.
A questo punto si inserisce la storia della grotta di San Michele che non può essere scissa dalla conquista delle terre apule e sipontine da parte dei longobardi.
La grotta, già nel i secolo d.C. era luogo di culto pagano verso il quale accorrevano numerosi pellegrini; la divinità invocata era Calcante, mitico indovino che prese parte alla guerra di Troia e che veniva invocato per ottenerne profezie.
I pellegrini pagani trascorrevano una intera notte nella fredda grotta avvolti in pelli di animali aspettando che con il risveglio venisse loro rivelata la profezia che anelavano.
Gargano era un pastore assai ricco ed un giorno un toro della sua mandria, ritenuto disperso, fu trovato
accovacciato all'ingresso della grotta in atto di adorazione.
Gargano, sconvolto dall'ira, gli scagliò contro una freccia avvelenata ma questa, con stupore di tutti, anzicchè colpire il toro colpì lo stesso pastore che ne venne ucciso.
A seguito di questo inspiegabile episodio, San Michele apparve al Vescovo Lorenzo svelandogli che si era scelto quel luogo verso il quale aveva rivolto la propria protezione.
Una seconda apparizione dell'Arcangelo avvenne allorchè i Longobardi convertiti, con il suo aiuto, sconfissero in battaglia i Bizantini pagani conquistando la Daunia.
Una terza apparizione riguarda la rivelazione del Santo al Vescovo di Siponto che intendeva consacrare la grotta dando inizio ufficiale in essa del culto cristiano; San Michele rivolgendosi al Vescovoebbe a dire che egli stesso aveva edificato la grotta e che l'aveva consacrata e che pertanto non erano necessari altri riti se non quello di dare inizio alla celebrazione della Santa Messa.
I Longobardi ne fecero da subito oggetto di culto della grotta e Paolo Diacono nella seconda metà dell'Vlfl secolo descrive come l'Argangelo Michele avesse suscitato in questa popolazione un enorme fascino considerandolo il Santo Guerriero.
Si stabiliì un vero legame tra San Michele ed i Longobardi che ne diffusero il culto in tutto il ducato tanto da coniare una moneta sulla quale venne effigiato l'Arcangelo Michele con scudo e lancia.
Una iscrizione latina posta all'ingresso, sul portale destro che introduce alla grotta sì legge:
TERRIBILJS EST LOCUS ISTE HIC DOMUSDEI EST ET PORTA COELI che tradotto significa questo luogo è impressionante, questa è la casa di Dio e la porta del cielo.
Sull'arco posto sul portale inferiore che immette nella grotta, sono incise le parle che San Michele rivolse al Vescovo Lorenzo:
UBI SAXA PANDUNTUR IBI PECCATA HOMINUM DIMITTUNTUR - nello spazio di questa caverna sono perdonati i peccati degli uomini.

domenica 2 marzo 2014

>conferenza Morante

Archeoclub di Benevento

Martedì 18 marzo 2014 - ore 17:00

Aula magna del Liceo Artistico Statale
via Tiengo - Benevento

Conferenza del prof. Francesco Morante

Exultet - la Pasqua a Benevento nel medioevo

La ritualità della Pasqua ha raggiunto a Benevento, sin dal tempo dei longobardi, le più alte vette di rappresentazione artistica, a testimonianza di un momento liturgico molto sentito e partecipato.
Ne sono testimonianza i rotoli liturgici, denominati Exultet, opere d'arte prodotte solo in area beneventana, sui quali erano scritte e illustrate le preghiere della notte del Sabato Sabato.
Ma ne sono testimonianza anche i preziosissimi canti liturgici dedicati alla Pasqua, conservati nei codici beneventani, risalenti al periodo longobardo.

La conferenza si muoverà tra arti figurative e musica, tra paleografia e architetture, per rievocare lo spirito della Pasqua nella Benevento di mille anni fa.

sabato 1 marzo 2014

Programma attività 2014

PROGRAMMAZIONE ANNO SOCIALE 2014
GITE CULTURALI

CONFERENZE ED INCONTRI

Museo archeologico Nazionale della Valle Caudina
25 gennaio




L’EVOLUZIONE DELLE AUTO D’EPOCA E DELLE DONNE AL VOLANTE
Sala conferenze CESVOB
20 febbraio


Aula Magna Liceo Artistico
Prof. Francesco Morante
I RITI PASQUALI NEL PERIODO LONGOBARDO
18 marzo


Presentazione alla Provincia del volume “ IL CONTRIBUTO DEI BACINI IDROGRAFICI BENEVENTANI AL F. VOLTURNO” Michele Benvenuto
22 marzo
Grotta di S. Michele sul Gargano e Foresta Umbra
06 aprile




Storia,agonia e morte del PONTE VALENTINO
22 maggio
Padula
15 giugno


DELETA BENEVENTUM
27-28 settembre


VACANZA ROMANA
11-12
Ottobre
Le Campane di Agnone nella storia
23 ottobre


Conferenza sulla gastronomia tipica beneventana. A seguire cena
20 novembre
Cena sociale
18 Dic.




mercoledì 12 febbraio 2014

l'EVOLUZIONE DELLE AUTO D'EPOCA

A causa di indisponibilità del prof. Francesco Morante la conferenza " Usi, costumi e tradizioni del Carnevale Beneventano" è stata rinviata.
Il giorno 20 febbraio, al suo posto, presso la sala conferenze del Cesvob - Palazzo del Volontariato - viale Mellusi (ex Caserma dei Vigili del Fuoco), alle ore 17.00 il prof. Michele Benvenuto tratterà il tema:
L'EVOLUZIONE DELLE AUTO D'EPOCA E DELLA DONNA AL VOLANTE.

venerdì 7 febbraio 2014

Conferenza prof.Morante

Giovedì 20 febbraio alle ore 18.00 presso la Sala Dante del Convitto Nazionali Giannone il prof. Francesco Morante terra' una conferenza dal titolo : Usi, costumi e tradizioni del Carnevale beneventano.
A seguire, il Maestro Cosimo Minicozzi al pianoforte.
E' questa la prima conferenza calendarizzata per il 2014 da Archeoclub è patrocinata dal Convitto Nazionale grazie al Dirigente Scolastico Giulio De Cunto

lunedì 3 febbraio 2014

Visita al Musei Archeologico Nazionale della Valle Caudina

L’Archeo Club a Montesarchio



Il giorno 25 gennaio u.s. la Sede Beneventana di Archeoclub d’Italia ha organizzato una visita al Museo Archeologico Nazionale della Valle Caudina. Tanti i partecipanti interessati a questo importante spazio culturale con il quale si è dato corso al fitto programma di visite calendarizzate per il corrente 2014 dal presidente M. Benvenuto.
“Rosso immaginario” è il titolo di una esposizione di vasi sannitici allestita con gusto intelligenza e scientificità nel Castello D’Avalos di Montesarchio, oggi Museo archeologico nazionale del Sannio caudino. L’esposizione sarà visitabile gratuitamente fino a tutto settembre 2014, salvo proroghe (e sarebbe iniziativa auspicabile, almeno per ripagare l’immane sforzo organizzativo compiuto dalla Sovrintendenza ai beni culturali della Campania. Per offrire al pubblico la sequenza di reperti archeologici recuperati nel tempo sulla piana della presunta Caudium si è infatti proceduto su due binari: da un lato il restauro (da completare sul versante esterno) dello storico maniero e dall’altro l’adattamento degli spazi interni per le necessità di una rassegna capace di coinvolgere sia l’inclito sia il profano (per esemplificare le diverse categorie di visitatori come intellettuali, turisti, scolaresche). Operazione non facile dovendo utilizzare ambienti di media dimensione accanto a vani di ridotta capienza, tenendo presente che per lungo periodo la rocca ha avuto funzioni di prigione prima con il Borbone e poi con il Savoia come spiegano con chiarezza e preparazione gli addetti al complesso monumentale.
Questa straordinaria vetrina sui reperti sannitici si apre con una illustrazione sul popolo caudino sotto il profilo etnico e territoriale, ricorrendo spesso ad espressioni didattiche a tutti comprensibili, prima di esplorare una serie di pezzi straordinari (crateri, vasi, cocci, reperti di varia utilità) visti in chiave virtuale e attraverso gli originali, peraltro restaurati in modo perfetto dopo il complesso recupero nella vasta necropoli individuata nella valle: finora sono circa tremila i ritrovamenti ma potrebbero crescere ancora se i fondi per gli scavi fossero illimitati. L’intitolazione della mostra al “Rosso immaginario” si collega all’uso del colore per le figure dipinte sui manufatti locali in contrasto con il nero tipico della produzione attica alla quale certamente si ispirava. Appare davvero difficile trasmettere le sensazioni culturali offerte da questa rassegna all’animo del visitatore. Tale almeno era l’opinione degli amici dell’Archeo Club di Benevento che recentemente in folto gruppo hanno visitato la mostra. Da tutti è stato espresso un giudizio positivo per quanto riguarda l’allestimento mentre un certo stupore ha destato la mancanza di testi (guide o saggi) per rievocare anche a distanza di tempo questa bellissima esperienza.
Nel corso della escursione a Montesarchio (visitate anche l’antica e affascinante abbazia di San Nicola e il santuario della Trinità, grazie all’ospitalità del parroco don Ivan) non poteva mancare una discussione sull’origine del toponimo. Esclusa la superata credenza che puntava sulla corruzione di Mons o Ara Herculis, tempio di Ercole peraltro mai esistito, oggi si concorda sull’aggiornata espressione di Mons Arcis o Mons Arcium, colle delle fortificazioni, sulla base di quanto proclamato 130 anni fa da Alfonso Meomartini e ribadito nel 1917 da Antonio Jamalio il quale precisava che in fondo l’etimologia mista latina-greca Montis-Archos “è come chi dicesse Capo-di-monte, termine così frequente nella toponomastica meridionale: difatti basta considerare la situazione di Montesarchio proprio a capo della catena di colline” sotto il Taburno. Quanto al corpo principale del castello adibito a carcere, esso deve la propria notorietà perché in esso passarono brevemente i patrioti Carlo Poerio e Nicola Nisco (dubbi sulla presenza di Michele Pironti, rinchiuso a Montefusco) e lungamente centinaia di condannati per reati penali prima e dopo l’Unità nazionale.